Dopo la vittoria del racconto Beinbruch al concorso Giovani Scrittori 2023, anche Dodici ore di normalità è stato selezionato tra i testi migliori dell’edizione successiva, basata suggestione della frase “Tutto in una giornata”. Questo ne ha permesso la pubblicazione all’interno di un’antologia edita da Biblion Edizioni e disponibile per l’acquisto su diverse piattaforme tra cui il sito ufficiale di Biblion, Mondadori Store, Libraccio.it e Hoepli.

La collana è nata nel 2007 dall’incontro di un gruppo di studenti appassionati di scrittura creativa, con Paolo Giovannetti, docente di letteratura italiana contemporanea. Il progetto ha suscitato l’interesse di scrittori affermati tra cui Andrea G. Pinketts, Antonio Scurati, Giorgio Falco, Tim Parks, Edoardo Zucéato, Simone Sarasso, Vincenzo Latronico, Mauro Ferraresi, Gianni Canova e Alessandro Bongiomi, che hanno scritto le prefazioni di alcuni volumi.

Sinossi

“Nico si fece strada all’interno dell’abitazione scostando il corpo in dormiveglia del proprietario. «Oggi è il tuo giorno» continuò cercando di mostrare tutta l’energia che aveva in corpo, e che in verità non era poi così tanta: «Cosa vuoi fare?» 
«Vorrei solo tornare a dormire» disse il più grande stropicciandosi gli occhi.”

E’ mattina presto. Nico si presenta alla porta di Marco cercando di nascondere la tensione che lo pervade. Erano solo adolescenti l’ultima volta che avevano passano un’intera giornata tra fratelli, ma oggi è l’occasione giusta per rivivere quel ricordo felice. La giornata scorre liscia finché, allo scoccare delle 19:00, una jeep accosta silenziosamente alle loro spalle, attendendo che Marco salga al suo interno.

L’incontro tra l’immortale tecnologia e l’umana fragilità viene dipinto in un futuro in cui l’intelligenza artificiale viene utilizzata in ma maniera innovativa, sollevando però dubbi etici che possono portare il lettore a empatizzare con il protagonista o a dissentire dalle sue convinzioni.

Estratto

“Nico aveva lo sguardo fisso sul viso del fratello. Non si era mai accorto di come sotto i suoi occhi fossero comparse delle piccole rughe, la barba scura era cresciuta fino a coprirgli tutto il mento, la punta del naso si muoveva a ritmo delle parole e tra i suoi capelli qualche filo bianco rifletteva la luce del sole. Osservandolo, Nico iniziò a pensare di doversi concentrare per poter imprimere nella sua mente ogni dettaglio di quel volto. Non gli interessavano gli aspetti estetici visibili in una foto, ma le espressioni, le contrazioni della pelle, le inflessioni della voce, i movimenti dei nei sulle guance. Voleva ricordarsi ogni singola cosa ma, per quanto la tecnologia avrebbe potuto aiutarlo, sapeva che quella era l’ultima volta in cui poteva davvero vederlo.”